La ragazza e i maiali

Oggi vi vogliamo raccontare una storia (vera).
E’ la storia di una ragazza bellissima e poverissima, costretta dalla famiglia a sposare un allevatore di maiali, ricco e anziano.
Il marito, ben presto, iniziò a non sopportare gli sguardi che gli altri uomini lanciavano alla “sua donna”.
Decise che la colpa era della sua sposa. Per punirla non trovò di meglio che rinchiuderla, ogni volta che si assentava dalla cascina, nella stalla con i maiali.
La sua donna, “sporca e impura”, non poteva che condividere le sue giornate con animali “sporchi e impuri”.
La giovane non seppe reggere la situazione e, nel giro di pochi mesi, si ammalò “di nervi”. Trascorse il resto della sua vita tra cliniche psichiatriche e case di riposo per anziani.
Perché vi raccontiamo questa storia?!
Perché è emblematica di come lo specismo, in una società che mette l’uomo al centro del mondo, provoca distorsioni, drammi personali e danni collettivi, anche nella ste vita stessa degli esseri umani.
Questa donna non ha saputo, o voluto, liberarsi da tutti quei condizionamenti che ha ricevuto “in regalo” da una educazione satura di violenza; educazione che viene “venduta” nelle famiglie, nelle scuole e nelle chiese.
Per assurdo, proprio i maiali avrebbero potuto essere la sua salvezza.
Purtroppo, ha affrontato la situazione, con “gli occhi” che i suoi veri aguzzini (preti, insegnanti, famiglia, marito) le avevano “donato” (con la forza subdola delle tradizioni, della normalità, del quieto vivere).
Forse, uno sforzo per “andare oltre”, le avrebbe fatto capire che solo abbracciando quei corpi, tanto diversi da lei nella forma ma tanto uguali nella situazione e nel sentire, per la prima volta avrebbe sentito vero amore, vero calore, vera forza.
Quell’incontro, che poteva trasformarsi in un enorme sputo da indirizzare verso la faccia dello sposo, è diventato invece una gabbia dalla quale la ragazza non ha più saputo scappare, sprofondando sempre più in basso.
Ha “accettato” la punizione che le hanno “servito” perché non è stata capace di sottrarsi alle sottili energie di violenza che ammorbano ogni angolo del mondo e che affondano i loro denti nella carne animale, umana e non.

(Suino2169 e Suino 2170).